sabato 3 marzo 2012

AVANTI, IRAN!



Proprio mentre il paese più democratico e tollerante del Medio Oriente ossia Israele, per bocca del premier Netanyahu, non perdeva l'occasione per ricordare una volta in più al fedele alleato americano che "un'azione preventiva contro l'Iran è questione di vita o di morte", venerdì nel Paese della Rivoluzione Islamica si svolgevano le operazioni per eleggere il nuovo Parlamento.

Con l'opposizione che, sprovvista di candidati minimamente presentabili ed in assenza di altre valide argomentazioni , già parlava preventivamente di brogli ed invitava a disertare i seggi, la vera sfida si giocava appunto sull'affluenza.
Chi non fosse andato a votare, avrebbe espresso una forte critica al regime degli Ayatollah, avrebbe dato ragione e forza alle sanzioni volute dall'Onu per impoverire il Paese.
Al contrario, andare alle urne significava, a prescindere da chi fosse il destinatario del voto, dare una risposta fortissima di unità e compattezza davanti agli occhi bene aperti di amici e nemici di tutto il mondo, per usare le parole dell'Ayatollah Khamenei.

Ed in tal senso, il 64,4% registrato come affluenza è una presa di posizione netta ed indiscutibile su ciò che il Popolo Iraniano ha scelto per il suo presente e futuro. E' una manifestazione pacifica, civile e democratica alla quale hanno dato vita oltre 31 milioni di persone. Una grandiosa richiesta di non-ingerenza agli stati che pretendono di mettere lingua e condizionare ogni scelta economica, sociale e diplomatica di un Paese che invece chiede di rimanere orgogliosamente indipendente.
Oggi i nostri mass-media, che speravano di poter aprire in prima pagina con la notizia di una bassa affluenza, non possono far altro che affrettarsi a relegare la scelta di questi 31 milioni di cittadini in secondo piano, affannandosi a dare voce, con lunghe interviste tradotte, ai pochi dissidenti e facendoci credere che per le vie di Teheran si respiri un clima tetro-medioevale.

Per capire meglio ciò che succede in questo mondo così lontano, decido per un attimo di non fermarmi ai numeri di queste elezioni, e di aprire gli occhi imparzialmente alle immagini.
Abbasso il volume dell'audio al minimo per non essere influenzato dai commenti del giornalista di turno. Guardo scorrere le immagini delle nostre tv occidentali, e non le foto o i video che passano le tv di stato iraniane, potenzialmente camuffate da quel "terribile regime xenofobo".

Quello che mi appare davanti è un popolo unito dietro i simboli della Nazione, composto, estremamente fermo nel condannare le sanzioni ed il clima di odio creato ad arte dai nemici esterni. Vedo persone anziane incuranti della stanchezza che sopportano 5 ore di fila per poter votare. Uomini un po' disordinati e col vestito del lavoro ancora addosso che si mettono pazientemente in coda con lo sguardo sereno, alla vista delle telecamere agitano foto che esprimono stima per il Presidente Ahmadinejad e venerazione assoluta per la Guida Suprema Khamenei.
Ma sostanzialmente osservo una Nazione giovane, con un'età media invidiabile e con prospettive di crescita futura che noi possiamo soltanto sognare.
Vedo giovani coppie che aprofittano dell'attesa per dipingere le mani dei loro bimbi con il tricolore ; moltissime coppie hanno portato i loro figli e li mostrano orgogliosi, sembrano davvero felici di essere lì per dimostrare "qualcosa".
Ancora, osservo donne di ogni età coperte con il vestito ed il velo tradizionale della loro religione.
Già, proprio quel velo che noi non comprendiamo, che ci fa quasi paura, a noi che in nome del laicismo abbiamo accettato persino di togliere i crocefissi e ripudiare le nostre radici.
Quel velo che noi vediamo come un'imposizione obsoleta e maschilista, ma allora come si spiega il fatto che queste donne lo portino sorridendo e con lo sguardo colmo di fierezza?

Non so chi abbia vinto le elezioni, di certo mi rendo conto che a trionfare è stata l'unità di spirito e di intenti del Popolo Iraniano. Dal quale, anche in questo senso, abbiamo moltissimo da imparare.


sabato 25 febbraio 2012

Fatima e l'inettitudine di Palazzo Trissino

I più buonisti rammentano il cartello della celebre fotografia dove si vietava l'ingresso al negozio agli ebrei; altri manifestano disapprovazione, facendo finta di ignorare i problemi sociali che affliggono la città di Vicenza.
Un cartello apparso questa settimana sulla vetrina di un negozio, recitante la frase "Siamo spiacenti ma per maleducazione, non rispetto delle regole e numerosi furti è vietato entrare agli zingari - non per razzismo!", ha letteralmente aperto un vaso di Pandorra.
A colpire maggiormente è il fatto che ad esporre quel cartello non è stato un individuo xenofoba di estrema destra (aggettivi che vengono spesso comodamente associati a "noi"!) ma un immigrato.
La persona incriminata. alla quale va tutta la nostra solidarietà e simpatia, è infatti Fatima Mechal. ragazza ventenne di origini marocchine, ma residente in Italia da 12 anni.
Commessa in un negozio in Contrà XX settembre, giunta all'esasperazione per i continui furti compiuti dagli zingari quando entravano a "visitare" il negozio.
Non deve essere facile per un'immigrato spiegare al titolare come la merce esca senza che i soldi entrino nella cassa!
Ecco allora il discusso cartello, condannato a spron battuto dagli esponenti di quella sinistra che si riempie la bocca con parole come solidarietà e comprensione.
Ma ecco le opinioni degli altri commercianti che denunciano la pesante situazione conseguente al fenomeno zingari in città.
Da una parte c'è lei, immigrata marocchina bene integrata nella nostra società, che guadagna onestamente i soldi per vivere, dall'altra c'è un'etnia che vuole assolutamente mantenere la propria "purezza", che nega ai propri figli la possibilità di avere un futuro migliore educandoli al furto e all'accattonaggio.
La classe dirigente cittadina finge di non vedere il problema, come i tanti altri problemi sociali che affliggono il capoluogo berico. Evidentemente è molto più semplice occuparsi di altre cose, come far pagare i parcheggi anche la domenica.
A Fatima, che da marzo rimarrà senza lavoro per la chiusura del negozio, va la nostra ammirazione per il coraggio trovato e il nostro augurio di trovare presto un nuovo impiego.


Di seguito riportiamo il comunicato locale de La Destra, per mano del segretario cittadino Massimiliano Primon

In riferimento a quanto trasmesso dagli organi di stampa sulla vicenda della giovane commessa che ha esposto un cartello di divieto d'accesso al negozio agli zingari, sono a comunicare la posizione del Partito che rappresento:
1) A Vicenza è presente da anni un problema che i politici locali (Variati in testa) hanno sempre sistematicamente promesso di risolvere per poi puntualmente dimenticarsene dopo essere stati eletti: i campi Rom e le condizioni di vita di coloro che vi dimorano

2) A Vicenza nessun rappresentante delle istituzioni (come per esempio l'assessore agli interventi sociali) ha il coraggio di intervenire per risolvere una situazione di degrado sociale all'interno della quale i nomadi vivono; donne e uomini che convintamente si ostinano a proseguire sulla loro discutibile "scelta di vita" non adeguata alla realtà storica e sociale della nostra comunità locale e nazionale. Considerato poi l'alto numero di bambini presenti nelle comunità nomadi, la situazione è ancora più pesante...
3) La vicenda della giovane Fatima è conseguenza dello scandalo di questa amministrazione comunale incapace di prendere una decisione seria anche su come procedere per risolvere la situazione dei campi rom di Vicenza e di chi vi dimora. La giovane commessa è accusata di razzismo, ma ciò è solo una mediatica bugia dei soliti "buonisti vicentini" di sinistra che sistematicamente fanno finta che i nomadi a Vicenza non esistano, nemmeno quando vedono i loro bambini che d'inverno camminano scalzi, mal vestiti a mendicare con le mamme.
4) Il Sindaco Variati, durante la campagna elettorale per le comunali 2008, assicurò che avrebbe risolto il problema di degrado sociale nel quale i nomadi a Vicenza vivono, ma non ha concluso nulla!!! Se invece di spendere soldi per il referendum sulla base Dal Molin e fare contenti i neocomunisti vicentini, si fosse speso per risolvere almeno il problema "nomadi", noi vicentini lo ricorderemmo per qualcosa!
5) Il Partito che rappresento è vicino alla giovane Fatima Mechal, ragazza marocchina di vent'anni che ha scelto la nostra città come luogo dove vivere lavorando onestamente e come tutti i vicentini affronta i problemi di questa nostra realtà locale, che l'attuale amministrazione non è in grado di affrontare e risolvere, ma solo di scaricare tutto sui cittadini
6) Fintanto che il sindaco Variati pensa più alle liste civiche che non alle tante lavoratrici, come Fatima, che non chiedono altro che sicurezza per poter lavorare e vivere dignitosamente, Vicenza sarà condannata alla deriva sociale. La maggioranza politica che sostiene il sindaco di Vicenza non è in grado, culturalmente, di affrontare i problemi della nostra società, ma solo di fare tanti discorsi con importanti paroloni, poi puntualmente disattesi: solidarietà, condivisione, sostenibilità, ecc. La sinistra vicentina è consapevole del fatto che per i nomadi non valgono questi paroloni se applicati a chi è estraneo alle loro comunità, cioè noi vicentini, ma continuerà a far finta di nulla, in attesa del prossimo cartello "no agli zingari"

giovedì 23 febbraio 2012

Chiamata di Marzo 2012

Nel calendario giuliano, mantenuto anche nella Repubblica Veneta, il nuovo anno cominciava il primo di marzo. Era dunque usanza in molti paesi festeggiare la fine del vecchio anno e del freddo inverno.
Una tradizione che si rinnova a Recoaro ogni due anni, l'ultima domenica di febbraio.
Questo fine settimana si terrà dunque nella cittadina cimbra la storica Chiamata di Marzo.

"Le storie, i mestieri, i prodotti ed il folclore del passato recoarese rivivono in una fantasmagorica girandola di scorci e di dettagli recuperati dai secoli. Un gioioso momento di riscoperta del passato, unico nel suo genere per originalità e suggestione"


Il programma è il seguente

Ore 9,30 posizionamento di alcuni carri in centro e inizio animazione per le vie con musica
e balli della tradizione cimbra con “I Campanari del Diavolo”
Ore 10,00 Piazza Dolomiti: “I Pistonieri dell’Abazia”
Ore 14,00 inizio Sfilata
Ore 16,30 Piazzale Seggiovia: musica con il Gruppo” I Panganoti Cimbri”
Ore 17,30 Piazzale Seggiovia: premiazione del Concorso “La Vetrina della Chiamata di Marzo”
Ore 17,45 Premiazione Carri
Ore 18,30 Falò dell’Omo de Paja e conclusione manifestazione

domenica 19 febbraio 2012

martedì 14 febbraio 2012

Oltraggio alla memoria dei Martiri delle Foibe!

Un vile gesto ha deturpato la Giornata del Ricordo celebrata lo scorso 10 Febbraio. Il monumento ai Martei delle Foibe di Montecchio Maggiore (VI) è stato infatti profanato con macrabe scritte e con un tricolore deturpato. I soliti ignoti, i cui colori politici e la cui intelligenza sono ben noti, hanno sporcato il monumento con la triste scritta “uccidere un fascista non è reato”. Questo ignobile atto è stato accompagnato dal vilipendio di un tricolore italiano sul quale era stata appesa una stella rossa  (per togliere ogni dubbio sulla radice di questa barbara azione). Evidentemente gli anni passano ma il DNA di certe persone rimane immutato: come settant’anni fa i comunisti italiani invitavano e aiutavano gli aguzzini titini a compiere la pulizia etnica contro la popolazione autoctona dell’Italia Orientale, oggi bande di “rivoluzionari” recano scempio alla memoria storica e al ricordo di migliaia di persone trucidate. Il mito costruito a tavolino dai comunisti della loro “lotta partigiana”, per decenni  rimasto illibato grazie alla storiografia faziosa di sinistra, ha subito in quest’ultimo decennio il letale colpo della verità che non può essere eternamente celata. I crimini contro la popolazione giuliana e istriano-dalmata e contro i combattenti dell’RSI sono scheletri che troppe persone vorrebbero rimanessero eternamente celati dentro ermetici armadi.

domenica 12 febbraio 2012

Foibe: il giorno dell’amnesia

Monti ha scelto il giorno del ricordo delle foibe per fare una passeggiata a Wall Street, così da evitarsi di partecipare a qualsiasi celebrazione. A causa del maltempo atmosferico – ma soprattutto del maltempo politico – quest’anno le Foibe sono tornate ad essere un simbolo di identità negata solo per alcune minoranze, tornate ad essere marginalizzate e tollerate a stento. Un ricordo dei familiari dei 300mila esuli, scappati dalla pulizia etnica del Compagno Broz Tito e trasportati attraverso l’Italia chiusi in treni che saltavano le fermate perché l’allora potentissimo Pc aveva mobilitato migliaia di militanti per insultare i profughi e impedire che fossero rifocillati. Secondo l’Italia di Togliatti, chi scappava dalla slavizzazione era un traditore della causa socialista. O un pazzo che rifiutava l’opportunità – sognata da milioni di compagni italiani – di vivere sotto il giogo comunista. Il 10 febbraio è tornato ad essere un giorno celebrato quasi solo a destra e nelle città dove forte è la presenza dei discendenti delle vittime. La nuova Italia ha voltato le spalle ai martiri che scelsero la morte pur di restare italiani. Non dovrebbe stupirci. La fine del governo di centrodestra ha riaperto le gabbie della faziosità italiana più infame. Ieri c’è chi, in scuole e università, ha organizzato persino party con prodotti jugoslavi per festeggiare le imprese di Tito. L’anno si è aperto con il tentativo di impedire le celebrazioni in ricordo dei ragazzi di destra ammazzati negli anni Settanta. Continua con la cancellazione del ricordo degli infoibati. Povera Italia, in che mani l’abbiamo fatta finire…

Marcell0 de Angelis - Secolo d'Italia

giovedì 9 febbraio 2012

GIORNATA DEL RICORDO.....CONSIDERAZIONI



Domani 10 febbraio, si ricordano i martiri delle Foibe.

Un vero e proprio Olocausto Nazionale, che ha fatto decine di migliaia di vittime (il numero esatto non lo sapremo mai) ed ha costretto all'esodo 350.000 persone da Fiume, dall'Istria e dalla Dalmazia nell'immediato dopoguerra.
Una tragedia la cui colpa va attribuita direttamente ai partigiani slavi Titini, ed ai tantissimi partigiani italiani collaborazionisti, quegli stessi che ancora oggi vanno in giro con le medaglie al valore appuntate sul petto, e che ricoprono o hanno ricoperto altissime cariche nel governo del nostro Paese.
Domani si organizzeranno manifestazioni di ricordo in ogni città d'Italia, ma queste verranno come sempre pubblicizzate il meno possibile ed ometteranno tutte quante di rivelare la causa scatenante di quest'Olocausto: l'odio antifascista mimetizzato da amore per la libertà e la democrazia.

Com'è inquietante il silenzio di tutti i "buonisti", che fino a 10 giorni fa ci hanno riempito le orecchie della frase "Non dimenticare" in riferimento ad un altro fatto storico.....altrettanto grave ma non per questo da considerarsi più importante rispetto agli altri, visto che fino a prova contraria non dovrebbero esistere morti di serie A o di serie B.

Dove sono i film in ricordo dei martiri delle Foibe? Non proiettati sulle maggiori emittenti nazionali, bensì in qualche piccolo e freddo teatro comunale o qualche oratorio......
Dove sono i musei finanziati dallo Stato e dedicati alla pulizia etnica subita dai nostri fratelli? Nessuno in tutto il Paese, solo qualcuno che tocca l'argomento in maniera indiretta.
Mancanza di fondi? Non crediamo, quando c'è da commemorare altro, i fondi non mancano.....

Dove sono i talk-show strappa-lacrime, quelle immagini dure e crude in bianco e nero, che trasmesse dai TG qualche settimana fa erano un vero pugno allo stomaco per il telespettatore? Eppure di atrocità in quel nostro Olocausto ce ne sono state fin troppe......

Perchè le nostre caselle di posta, l'altra settimana bombardate da "catene di S.Antonio" inviate da persone commosse e piene di buon cuore che ci invitavano a fermarci e riflettere....oggi sono invece desolatamente vuote?

Ma soprattutto perchè questo governo, che si autoproclama Nazionalista (per bocca dei vari Fini-La Russa & C.), che si riempie la bocca col motto "prima gli Italiani"........perchè non inizia ad interessarsi seriamente dell'annosa questione Giuliano-Dalmata? Quella terra è italiana, chiunque abbia un briciolo di cultura non lo può negare, chiunque l'abbia visitata può confermare che là....anche le pietre parlano la nostra lingua, profumano della nostra storia e della nostra tradizione!

E' così utopico pretendere da un governo di Destra l'inizio di una trattativa diplomatica seria, al di là dei soliti facili proclami, ponendosi in maniera forte ed autoritaria, faccia a faccia con quei governi (sloveno e croato) che sanno benissimo di occupare quei territori in maniera illegittima?
Non capiscono questi signori che ci rappresentano, ripetitivi fino alla nausea del motto "MAI PIU'".........che non esisterà mai vera pace senza giustizia, che non ci sarà pace fin quando ogni popolo del mondo non avrà la sua terra?

Sarebbe un gesto dovuto nei confronti di chi quelle terre le ha vissute e le ha amate, e per difenderle ha perso tutto, anche la vita.

Onore ai martiri delle Foibe, onore agli esuli d'Istria, Fiume e Dalmazia!





martedì 3 gennaio 2012

I nostri numeri!

Con il 2011 alle spalle è tempo di fare un bilancio sull'attività di questo sito.
Quando decidemmo di creare una "bacheca elettronica" per pubblicare le attività e le idee del nostro circolo, potevamo scegliere come tipologia la classica pagina web, soluzione che permetteva certamente un totale controllo sulla grafica da proporre. Scegliemmo tuttavia la formula del blog perché quest'ultima presentava maggiori semplicità e rapidità di gestione. L'offerta di Google si rilevò la più adeguata.
Solo qualche mese dopo attivammo anche il servizio di monitoraggio dei visitatori.
Grazie a quest'ultimo strumento possiamo fare ora un bilancio del nostro operato.
In tre anni abbiamo visto il numero di visitatori salire continuamente: 3396 nel 2009, 3569 nel 2010, e addirittura 4775 nel 2011!
Più di 600 visitatori si sono collegati al nostro sito da uno stato estero.
Interessante anche notare come è cambiata negli anni la scelta del programma con cui si accede a questo sito: se nel primo mese primeggiava incontrastato Internet Explorer col 60% delle preferenze, seguito da lontano da Firefox (36%), nell'ultimo mese Internet Explorer, Firefox e Cromium sono praticamente alla pari col 30% di preferenze a testa (il restante 10% è diviso tra Aple Safari e i browser per dispositivi mobili.

domenica 1 gennaio 2012

BUON ANNO A....




di Gabriele Adinolfi


A ogni popolo l'anno che si merita

Buon anno al popolo ungherse, al popolo islandese, al popolo argentino e ai loro governi che combattono le banche e l'usura e che ci indicano il cammino.

Buon anno al popolo karen, al popolo tibetano e al popolo palestinese che sono da sempre in lotta per la sopravvivenza.

Buon anno ai siriani che sono nel mirino delle potenze occidentali e che difendono strenuamente la loro sovranità contro Cnn, Al Jazeera e le menzogne su net.

Buon anno a tutte le potenze piccole e medie, come la Turchia, che stanno acquistando peso negli scenari mondiali rendendo così forse possibile il superamento dell'occidentalismo atlantista di Wall Street.

Buon anno anche agli italiani che in pochi mesi verranno depredati di moltissimo se non di tutto: dei risparmi, delle proprietà, del lavoro, dello stato sociale, degli spazi di libertà, della partecipazione e in molti casi della vita perché alle morti sul lavoro si aggiungeranno suicidi in serie nell'anno bisestile che sta iniziando.

Buon anno a scacchi

Buon anno ai detenuti ideali e politici che si trovano o si troveranno reclusi per un gesto, per un'opinione, per un'affermazione politicamente scorretta.

Buon anno pure a quegli stolti che prendono le distanze da questo o quel detenuto e dalle sue opinioni e che non sanno che, per orribile, ignobile, stupido o perfino pornografico che sia un assunto proibito, accettarne il divieto significa spalancare la strada al bavaglio per tutti.

Buon anno a loro, dunque, che stanno forgiando le chiavi delle proprie celle e non se ne sono nemmeno accorti.

Buon anno anche ai commissari politici alla Lerner, alla Fatto, alla Unità, insomma a tutti quei servi perfidi che si scatenano nella caccia alle streghe, confidenti, a ragione, che un governo oligarchico e repressivo lascerà spazio ai roghi. Buon anno a loro che, come indica un detto popolare spagnolo, sono feccia, perché giustamente non esiste peggior tiranno di uno schiavo con la frusta in mano. E loro che sono proprio schiavi ottusi possono sentirsi vivi solo usandola sui cattivi della favola di turno: cani da pastore!

Buon anno anche a tutti quelli che prendono le distanze da se stessi e fanno la corsa verso il politicamente corretto e verso la buona novella mondialista e repressiva; buon anno ai futurlibertari della prima, della seconda e della terza ora che fanno passerella presso i conduttori della censura tv assecondandoli e sperticandosi a dimostrarsi più realisti del re: un po' di pappa il padrone al quale baciano la mano gliela concederà certamente.

Buon anno “nemici pubblici”

Buon anno a Casa Pound, nel mirino del fucile perché è fascismo attivo e concreto che crea consenso e per questo è sotto attacco da parte dei gendarmi antifa cui fanno sponda gli invidiosi di estrema destra che mal sopportano che dove loro hanno fallito altri riescano.

Buon anno a Gianfranco De Turris e a Mario Vattani che sono i primi bersagli dell'epurazione dello stalinismo gramscisano dei liberalcomunisti appartenenti alla tradizione migliorista di Napolitano.

E buon anno anche ai prossimi bersagli degli epuratori che non avranno preso coscienza in tempo, né trovato sufficiente coraggio, per fare quadrato prima di venire travolti anch'essi.

Buon anno a Finmeccanica, che le potenze straniere, gli agenti stranieri e gli italiani traditori, hanno preso di mira e vogliono spacchettare e spezzettare per completare così la nostra fuoriuscita dalla storia.

Buon anno irresponsabili

Buon anno a tutti quelli che si erano talmente fissati contro Berlusconi da non volere intendere ragione e che oggi si ritrovano, com'era chiaro da almeno due anni, con un governo Monti e che ne pagheranno le conseguenze di tasca propria, nella propria salute, nella propria economia e nella propria libertà. Se le meritano tutte queste conseguenze loro, noi no.

E buon anno anche a Berlusconi che mediterà sull'occasione mancata di uscire di scena con dignità. Avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni quando fu obbligato a bombardare la Libia, stracciando un trattato, e a rovesciare un capo di Stato con cui aveva anche rapporti di amicizia, Gheddafi, poi assassinato barbaramente. Doveva andarsene allora invece di allinearsi al modello peggiore e più infido dell'italiota post-43, furbetto, sfuggente e profittatore. Non lo ha fatto e perciò questo 2012 , esattamente come sarà, se lo merita anche lui.

Così come se lo meritano tutti i furbetti che pensavano che cambiare campo, che tradire un alleato, avrebbe ripagato e che si ritrovano invece a dover cedere giustamente terreno economico ed energetico in Libia nei confronti delle rivali Francia ed Inghilterra.

Buon anno grassatori

Buon anno a Mario Montingham e all'intera banda dello sceriffato agli ordini della Goldman & Saccheggi che, coperta dai fumogeni di presupposti completamente falsi e mistificanti sull'economia, sulla finanza, sullo stato di salute nazionale, sull'euro, sul rating, sta smembrando l'Italia pezzo a pezzo lacerando le carni delle genti e spogliandola non solo dei beni ma anche del futuro.

Buon anno a questi grassatori nell'augurio sincero che tutti, ma proprio tutti i soldi che ci sottrarranno se li spendano fino all'ultimo centesimo in medicine, visto che di ticket si finirà col non parlare proprio più.

Speranze di un anno buono

Buon anno ai Maya e al loro augurio che nel 2012 si avrà la fine del mondo, o più probabilmente la fine di “un” mondo che nessuno rimpiangerà.

E infine buon anno a tutti quelli che agiscono in prima persona, controcorrente, per una presenza intelligente e attiva, per una socialità autonoma e vissuta e che, restando fedeli ai rispettivi humus, possono fornire le diverse avanguardie di una nuova sintesi peronista.

Buon anno di lacrime e sangue.

Qualcuno potrà magari ricordarsi che il sangue è spirito e riprendere così a scrivere la storia. O, comunque, a scrivere la propria storia al di sopra del vile servilismo che oggi dilaga.

Buon anno gente

giovedì 29 dicembre 2011

Il vero pericolo nucleare

Il mondo è a un bivio pericoloso.
L'America è su un sentiero di guerra. 
La terza guerra mondiale non è più un concetto astratto 

Gli Stati Uniti e i suoi alleati si stanno preparando a lanciare una guerra nucleare contro l'Iran con conseguenze devastanti. 

Questa avventura militare minaccia nel vero senso della parola il futuro dell'umanità.
Il progetto militare globale del Pentagono è quello di conquistare il mondo.

Il dispiegamento militare delle forze USA-NATO si sta verificando in diverse regioni del mondo contemporaneamente.

I pretesti e le "giustificazioni" di guerra abbondano. L'Iran viene proclamato come una minaccia per Israele e il Mondo.

La guerra contro l'Iran è sul tavolo da disegno del Pentagono da più di otto anni. In recenti sviluppi, è stata lanciata una nuova serie di minacce e accuse rivolte contro Teheran.

Una "guerra furtiva" è già iniziata. Gli agenti dei servizi segreti del Mossad sono sul posto. 

Formazioni paramilitari sotto copertura sono in fase di lancio in Iran, droni della Cia sono stati schierati.

Nel frattempo, Washington. Londra, Bruxelles e Tel Aviv hanno lanciato iniziative destabilizzanti specifiche "per soffocare l'Iran diplomaticamente, finanziariamente ed economicamente" .

Un regime di sanzioni economiche rafforzato è stato formulato dal Congresso degli Stati Uniti:

"A Washington è emerso un consenso bipartisan favorevole allo strangolamento dell'economia iraniana". Quest'ultima consiste nell'attuazione di "un emendamento al disegno di legge di autorizzazione alla difesa 2012, progettato per "affondare l'economia iraniana"... rendendo praticamente impossibile a Teheran vendere il suo petrolio". (Tom Burghardt, Obiettivo Iran: Il Countdown di Washington per la Guerra , Global Research, dicembre 2011). :

Questa nuova ondata di montature diplomatiche, insieme alla minaccia di sanzioni economiche, ha anche contribuito ad innescare un alone di incertezza nel mercato del greggio, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'economia globale.

Nel frattempo, i media corporativi si sono imbarcati in un nuovo lavoro di propaganda sul presunto programma nucleare iraniano, che punterebbe ad "attività legate ad una possibile militarizzazione".

In recenti sviluppi, a stento riconosciuti dai media americani, il presidente Barack Obama ha incontrato privatamente (16 dicembre), a porte chiuse, il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. L'incontro si è tenuto alla periferia di Washington DC presso il Gaylord Hotel, a National Harbor, Maryland, sotto gli auspici della Union for Reform Judaism.

L'importanza di questo tempestivo incontro privato non può essere sottovalutato. Alcuni rapporti suggeriscono che l'incontro Barack O./ E. Barak è stato incentrato in gran parte sulla questione di un attacco USA-Israele contro l'Iran. 

Scrivendo su Haaretz, l'analista politico israeliano Amir Oren ha descritto l'incontro Barack-Barak come una potenziale "Luce Verde" per Israele per lanciare una guerra totale contro l'Iran:

"E' possibile che l'incontro di mezz'ora di Venerdì scorso, presso l'Hotel Gaylord a National Harbor, nel Maryland, tra il presidente americano Barack Obama e il ministro della Difesa Ehud Barak, sarà ricordato nella storia di Israele come il momento in cui Barack O. ha dato il via libera a E. Barak - nel bene e nel male - per attaccare l'Iran .. Questo può essere visto come una sorta di flashback del colloquio tra il ministro della Difesa Ariel Sharon e il Segretario di Stato Alexander Haig a Washington nel maggio del 1982, che ha dato origine alla (erronea) impressione di Israele che ci fosse un'intesa con gli Stati Uniti per andare in guerra contro il Libano..." Non c'è alcun segnale che gli Stati Uniti abbiano dato ad Israele luce verde per colpire l'Iran - Quotidiano Haaretz Daily| Israel News


Obama ha sottolineato che l'Iran è una "minaccia per la sicurezza di Israele, degli Stati Uniti e del mondo ... Ed è per questo che la nostra politica è stata assolutamente chiara: Siamo determinati ad impedire all'Iran di acquisire armi nucleari .... E per questo ... abbiamo imposto le più complete, le più dure  sanzioni che il regime iraniano abbia mai affrontato .... Ed è per questo che, vi assicuriamo, non terremo alcuna opzione fuori dal tavolo ". (Trascrizione del Video del Discorso del Presidente Obama all'Union for Reform Judaism  16 dicembre 2011:. Discorso alla Biennale URJ, 71a Assemblea generale, enfasi aggiunta).

Verso un attacco "coordinato" Stati Uniti-Israele contro l'Iran? 

Nelle ultime settimane, i tabloid statunitensi sono stati letteralmente tappezzati con le dichiarazioni "nessuna opzione fuori dal tavolo"  di Hillary Clinton e del segretario alla Difesa Leon Panetta. Panetta ha lasciato intendere, tuttavia, "che Israele non dovrebbe prendere in considerazione un'azione unilaterale contro l'Iran" sottolineando che "qualsiasi operazione militare contro l'Iran da parte di Israele deve essere coordinata con gli Stati Uniti e avere il suo sostegno". 

La dichiarazione "nessuna opzione fuori dal tavolo" fa capire che gli Stati Uniti non solo prevedono un attacco all'Iran, ma che questo attacco potrebbe includere l'uso di armi nucleari tattiche Bunker Buster  con una capacità esplosiva tra un terzo e sei volte la bomba di Hiroshima. Per una crudele ironia, queste bombe nucleari "umanitarie", "portatrici di pace"  "Made in America" ​​- che secondo il "parere scientifico" sotto contratto del Pentagono sono "innocue per la popolazione civile circostante" - saranno prevedibilmente usate contro l'Iran, come rappresaglia per il suo inesistente programma di armi nucleari.

Mentre l'Iran non ha armi nucleari, quello che viene riconosciuto raramente è che cinque (ufficialmente) "Stati non-nucleari", tra cui Germania, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Turchia, hanno dispiegato armi nucleari tattiche degli Stati Uniti, sotto il comando nazionale nelle loro rispettive basi militari. Questo arsenale nucleare è previsto per un utilizzo contro l'Iran.

Lo stoccaggio e l'impiego dei missili tattici B61 in questi cinque "stati non nucleari" sono concepiti per bersagli in Medio Oriente. Inoltre, in conformità con i "piani d'attacco NATO", queste bombe bunker buster termonucleari B61 (conservate dagli "stati non nucleari") potrebbero essere lanciate "contro obiettivi in Russia o in paesi del Medio Oriente come la Siria e l'Iran" (citato in National Resources Defense Council, le armi nucleari in Europa , febbraio 2005, enfasi aggiunta)

Mentre questi "stati nucleari non dichiarati 'accusano Teheran di sviluppare armi nucleari, senza prova documentale, essi stessi hanno capacità di testate nucleari, che sono destinate a Iran, Siria e Russia. (Vedi Michel Chossudovsky, I Cinque Stati d'Europa con  "armi nucleari non dichiarate" , Global Research, 12 febbraio 2010)

Le armi nucleari di Israele  sono puntate contro l'Iran. Il "Coordinamento" per l'impiego congiunto USA-Israele di Armi Nucleari

Israele, piuttosto che l'Iran è una minaccia alla sicurezza globale. 
Israele possiede 100-200 testate nucleari strategiche, che sono completamente schierate contro l'Iran.

Già nel 2003, Washington e Tel Aviv hanno confermato che stavano collaborando all'"impiego di missili da crociera Harpoon, in dotazione agli Stati Uniti, armati con testate nucleari nei sottomarini classe Dolphin della flotta di Israele." (The Observer 12 ottobre 2003) . 

Secondo il generale russo Leonid Ivashov:
I circoli politici e militari israeliani hanno fatto aperte dichiarazioni sulla possibilità di attacchi missilistici e nucleari contro l'Iran fin dall'ottobre 2006, quando l'idea è stata immediatamente sostenuta da G. Bush. Attualmente [2007] essa viene propagandata sotto forma di una "necessità" di attacchi nucleari. Il pubblico viene educato a credere che non c'è niente di mostruoso riguardo a tale possibilità e che, al contrario, un attacco nucleare è piuttosto fattibile. Presumibilmente, non c'è altro modo per "fermare" l'Iran. ( Generale Leonid Ivashov, l'Iran deve prepararsi a respingere un attacco nucleare, Global Research, gennaio 2007 enfasi aggiunta)

Vale la pena notare che all'inizio del secondo mandato di Bush, il vice presidente Dick Cheney aveva accennato, senza mezzi termini, al fatto che l'Iran era "proprio in cima alla lista" dei nemici canaglia dell'America, e che Israele avrebbe, per così dire, parlato di "fare i bombardamenti per noi", senza il coinvolgimento militare degli Stati Uniti e senza che noi facciamo pressione su di loro "per farlo".

Nel contesto sopra, l'analista politico e storico Michael Carmichael ha sottolineato l'integrazione e il coordinamento delle decisioni militari tra gli Stati Uniti e Israele, riguardo al ​​dispiegamento di armi nucleari:

"Piuttosto che un attacco nucleare americano diretto contro obiettivi difficili dell'Iran, Israele ha ricevuto il compito di lanciare un gruppo coordinato di attacchi nucleari contro obiettivi che sono gli impianti nucleari nelle città iraniane:. Natanz, Isfahan, Arak ( Michael Carmichael , Global Research, gennaio 2007)

"Nessuna opzione fuori dal tavolo": cosa significa nel contesto della pianificazione militare? Integrazione di sistemi convenzionali e armi nucleari

Le regole e le linee guida dei militari americani che disciplinano l'uso di armi nucleari sono state "liberalizzate" (cioè "liberalizzate" in relazione a quelle in vigore durante la Guerra Fredda). La decisione di usare armi nucleari tattiche contro l'Iran non dipende più dal comandante in capo, vale a dire il presidente Barack Obama. Si tratta di una decisione strettamente militare. La nuova dottrina afferma che il Comando, Controllo, e Coordinamento (CCC), per quanto riguarda l'uso di armi nucleari, dovrebbe essere "flessibile", per permettere ai comandi geografici di combattimento di decidere se e quando usare le armi nucleari:

Conosciuta ufficialmente a Washington come "Joint Publication 3-12", la nuova dottrina nucleare (Doctrine for Joint Nuclear Operations (DJNO) (marzo 2005)), chiede di "integrare attacchi nucleari e convenzionali" sotto un Comando e Controllo (C2) unificato e "integrato". 

Descrive in gran parte la pianificazione della guerra come un processo di gestione decisionale, in cui gli obiettivi militari e strategici devono essere raggiunti, attraverso un mix di strumenti, con poca preoccupazione per la perdita di vite umane.

Ciò significa che se sarà lanciato un attacco all'Iran, le armi nucleari tattiche saranno parte integrante dell'arsenale d'armi. 

Da un punto di vista militare decisionale, "nessuna opzione fuori dal tavolo" significa che i militari applicheranno "l'uso più efficiente della forza". In questo contesto, le armi nucleari e convenzionali sono parte di ciò che il Pentagono chiama "la cassetta degli attrezzi", dalla quale i comandanti militari possono scegliere gli strumenti di cui hanno bisogno in conformità con le "circostanze in evoluzione" nel "teatro di guerra". (Vedi Michel Chossudovsky, L'amministrazione Bush sta pianificando un olocausto nucleare? Global Research, 22 febbraio 2006)

"Una volta che la decisione di lanciare un'operazione militare è stata presa (ad esempio attacchi aerei contro l'Iran), i comandanti in campo hanno un certo grado di discrezionalità. Questo significa in pratica che una volta che la decisione presidenziale è stata presa, USSTRATCOM in collegamento con i comandanti in campo può decidere gli obiettivi e il tipo di armi da utilizzare. Le scorte di armi nucleari tattiche sono ormai considerate come parte integrante dell'arsenale del campo di battaglia. In altre parole, le armi nucleari sono diventate "parte della cassetta degli attrezzi", usata in teatri di guerra convenzionali. Michel Chossudovsky, Colpire l'Iran, l'amministrazione statunitense sta pianificando un olocausto nucleare?, Global Research, febbraio 2006, enfasi aggiunta)

L'integrazione della guerra convenzionale e nucleare 

Di massima rilevanza per l'attacco programmato contro l'Iran, documenti militari Usa puntano verso l'integrazione delle armi convenzionali e nucleari e l'uso di armi nucleari su base preventiva nel teatro di guerra convenzionale.

Questa proposta di "integrazione" dei sistemi di armi convenzionali e nucleari è stata formulata per la prima volta nel 2003 sotto CONPLAN 8022. Quest'ultimo viene descritto come "un’idea di piano per  l'utilizzo rapido del potenziale  nucleare, convenzionale, o di informazioni di guerra per distruggere - preventivamente, se necessario - "obiettivi urgenti" in tutto il mondo [compreso l'Iran]. " (Vedi Michel Chossudovsky, Stati Uniti, NATO e Israele schierano armi nucleari contro l'Iran, Global Research, 27 settembre 2007). Coordinato dal Comando Strategico degli Stati Uniti, CONPLAN è diventato operativo all'inizio del 2004. ( Robert S. Norris e Hans M. Kristensen, Bollettino degli Scienziati Atomici). 

CONPLAN apre un vaso di Pandora militare. Si offusca la linea di demarcazione tra armi convenzionali e nucleari. Si apre la porta all'uso preventivo di armi nucleari "ovunque nel mondo"

La "comunità internazionale" ha approvato un attacco all'Iran in nome della pace nel mondo. 

"Rendere il mondo più sicuro" è la giustificazione per lanciare un'operazione militare che potrebbe potenzialmente causare un olocausto nucleare. 

Mentre si può concepire la perdita di vite umane e distruzione derivanti dalle attuali guerre comprese quelle in Iraq e in Afghanistan, è impossibile comprendere appieno la devastazione che potrebbe derivare da una terza guerra mondiale, utilizzando "nuove tecnologie" e armi avanzate, comprese le armi nucleari, fino a quando non si verificherà e diventerà una realtà.

I media corporativi sono coinvolti nell’osteggiare deliberatamente la copertura di notizie così come del dibattito su questi preparativi di guerra. La guerra contro l'Iran ed i pericoli di un'escalation non sono considerate "notizie da prima pagina". I media mainstream hanno escluso l'approfondimento e il dibattito sulle implicazioni di questi piani di guerra.

L'Iran non costituisce una minaccia nucleare. 

La minaccia alla sicurezza globale proviene dall'alleanza militare USA-NATO-Israele che contempla - nel quadro CONPLAN - l'uso di armi termonucleari contro uno stato non nucleare. 

Secondo le parole del generale Ivashov, "Il pubblico viene educato a credere che non c'è niente di mostruoso riguardo a tale possibilità". Le armi nucleari sono "parte della cassetta degli attrezzi". 

Un attacco all'Iran avrebbe conseguenze devastanti, che scatenerebbero una guerra totale regionale dal Mediterraneo Orientale all'Asia Centrale, che potrebbe condurre l'umanità verso uno scenario di III guerra mondiale.

L'amministrazione Obama rappresenta una minaccia nucleare. 

La NATO costituisce una minaccia nucleare 

Cinque "stati non-nucleari" europei (Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Turchia) con armi tattiche nucleari dispiegate sotto il comando nazionale, da utilizzare contro l'Iran, costituiscono una minaccia nucleare.

Il governo israeliano del primo ministro Benjamin Netanyahu, non solo costituisce una minaccia nucleare, ma anche una minaccia per la sicurezza del popolo d'Israele, che viene indotto in errore per quanto riguarda le implicazioni di un attacco USA-Israele contro l'Iran. 

La compiacenza dell'opinione pubblica occidentale - inclusi alcuni segmenti del movimento statunitense contro la guerra - è inquietante. Nessuna preoccupazione è stata espressa a livello politico per le probabili conseguenze di un attacco contro l'Iran da parte dell’asse USA-NATO-Israele, usando armi nucleari contro uno Stato non nucleare. 

Una tale azione si tradurrebbe nell'"l'impensabile": un olocausto nucleare in gran parte del Medio Oriente.

Va notato che un incubo nucleare si verificherebbe anche se le armi nucleari non fossero utilizzate. Il bombardamento di impianti nucleari iraniani con armi convenzionali contribuirebbe a scatenare un disastro tipo Chernobyl-Fukushima con un'estesa ricaduta radioattiva.



di Michel Chossudovsky



mercoledì 28 dicembre 2011

Aforismi... per i nostri giorni



"I politicanti sono i camerieri dei banchieri"
Ezra Pound


lunedì 19 dicembre 2011

METTETEVI D'ACCORDO SULL' ESTREMA DESTRA





Tratto pari pari dalla prima pagina de L'Arena di Verona di domenica 18 dicembre:

SPRANGATO 13ENNE CINGALESE

Tragedia sfiorata in via IV Novembre: insulti razzisti e poi violenza

Soltanto il giorno dopo, un articolo dai toni ben più sommessi e titubanti ammette che le "armi del delitto", le spranghe appunto, non ci sono mai state ; che la "tragedia sfiorata" si riduce ad una prognosi medica di 6 giorni per il malcapitato ragazzino, il tempo necessario per guarire un occhio nero ; che la certissima aggressione a sfondo razziale potrebbe presto essere rivalutata dagli stessi inquirenti come uno dei tanti spiacevoli episodi di "bullismo 4 contro 1" con cui la nostra società senza valori da molto tempo convive, soprattutto a livello giovanile.
Sottolineare la evidente travalicazione mediatica dei termini usati per raccontarci tale colluttazione, spogliandolo da etichette troppo ardite e contestandone la cronaca da selvaggio West, non significa in alcun modo giustificare o sminuire tale deplorevole episodio di violenza, bensì semplicemente riportarlo alla sua triste amara realtà.

Ciò che più contestiamo sono appunto le etichette troppo ardite che da decenni (ma da qualche tempo ci sembra si stia davvero esagerando) tendono a catalogare ogni fatto in maniera troppo frettolosa e non condivisibile.
L'etichetta che sembra andare di moda per i mass-media in questo periodo è, ai delinquenti autori degli episodi più inqualificabili, quella di estremista di destra.
La cosa potrebbe di per sè non interessarci, visto che mai ci siamo ritenuti di destra in senso stretto, se non per pochi specifici argomenti quali la difesa delle Tradizioni e delle Identità nazionali e locali. Men che meno ci siamo mai considerati degli estremisti di alcun genere.
Un chiarimento si rende però necessario visto il clamoroso impasto mediatico che tende ad accomunare e catalogare tutto e tutti in maniera così superficiale.
I casi recenti più clamorosi sono ovviamente quelli di Breivik ad Oslo e di Gianluca Casseri a Firenze. Due pazzi psicopatici che commettono omicidi senza una motivazione logica (per Breivik a parlare sono addirittura le perizie psichiatriche, che siamo certi direbbero lo stesso per il nuovo mostro di Firenze, se questi non avesse deciso di togliersi la vita), e che vengono da ogni parte ed in ogni articolo apostrofati come "appartenenti o simpatizzanti dell'estrema destra italiana ed europea".
Mettetevi d'accordo con voi stessi: chi è di estrema destra?

Se è Breivik, dichiaratamente affetto da islamofobia, non possono esserlo i movimenti (tra cui il nostro) da sempre definiti di destra radicale, essendo questi assolutamente solidali con i vari popoli Islamici (Iraniani, Siriani, Palestinesi su tutti) fieramente anti-globalizzatori e che chiedono coraggiosamente ai loro rappresentanti di non essere travolti dallo strapotere delle cosiddette democrazie occidentali.
Se è Breivik, confusionario destroide filo-massone, non possiamo esserlo noi, che della lotta alla massoneria e alle piccole sette che si dividono il potere illegalmente ed impunemente, abbiamo sempre fatto un cavallo di battaglia della nostra politica.
Se lo è il razzista Casseri, che decide di farsi giustizia da solo dei vù-cumprà, non può esserlo ad esempio Casa Pound, mai implicata in aggressioni razziste o dichiarazioni xenofobe, al contrario da anni impegnata in progetti di solidarietà e volontariato che iniziando dal popolo Italiano si sono allargati ad esempio in Birmania o in Kenia, e che non si arresteranno di certo adesso.
Potremmo continuare all'infinito a sottolineare le differenze tra questi assurdi personaggi e la nostra Area politica di riferimento. Che deve continuare a rivendicare il suo diritto ad esistere ed a distinguersi. Riaffermando a testa alta i nostri valori, da sempre alternativi e rivoluzionari, da sempre lontani anni luce da bullismi ed istinti psycho-stragisti di ogni sorta.

Circolo XXVIII Ottobre - Verona Est

domenica 11 dicembre 2011

Polifemo è stato accecato!


Grande imbarazzo per l'amministrazione Obama e per la CIA! Il 4 dicembre infatti un aereo-spia privo di pilota, come sostiene il generale Amir-Ali Hajizadeh, “è stato abbattuto da un’unità dei pasdaran specializzati in guerra elettronica“.
Giovedì scorso il New York Times ha scritto che si trattava di un drone RQ-170 della Cia per spiare i siti iraniani.
La tecnologia è sofisticata e il Pentagono non voleva che finisse nelle mani degli iraniani, che potrebbe farsi aiutare dai cinesi (ma non solo) per decifrare le informazioni dell'aereo-spia.
Non è escluso un interesse di Mosca e Pechino nell’acquistare il velivolo per copiarne la tecnologia.
Intanto la diplomazia iraniana ha mandato una lettera alle Nazioni Unite, “protestando sull’invasione di un drone spia americano nello spazio aereo della Repubblica islamica”.

L'arroganza degli Usa, abituati a ledere le sovranità nazionali di molte nazioni (tra cui ovviamente la nostra!), ha subito un duro smacco!